Epilogo: ritorno a casa con diarrea e vomito.
A parte i classici regalini di questo tipo di viaggio, già considerati alla partenza come "da portare a casa", per il resto questo trekking lo consiglio. Le difficoltà sono basse, un discreto allenamento e l'adattamento a 10 giorni di vita all'aria aperta sono ciò che basta per partire: 176 kilometri e 5400 metri di dislivello in salita in 10 giorni di cammino sono ben gestibili da chiunque in condizioni fisiche buone.
Arrivati a Leh (3500 m), capitale del Ladakh ed unico aeroporto "militare/civile" dello stato del Kashmire Jammu (di cui fa parte la provincia del Ladakh) abbiamo speso un paio di giorni per acclimatarci. In tal modo abbiamo avuto l'occasione di visitare alcuni monasteri buddisti per i quali la regione è famosa.
Il terzo giorno abbiamo preso una jeep ed in due giorni di strada abbiamo raggiunto prima Kargil, capitale della provincia del Kashmire, e poi Padum, piccolo capoluogo dello Zanskar, una delle regioni Himalayane maggiormente inaccessibili, dato che l'unica carreggiabile da noi percorsa attraversa il Penzi La pass che tocca i 4.267 m: rimane inaccessibile per 7/8 mesi all'anno!
Da qui, con l'aiuto di 9 cavalli, il nostro piccolo gruppo ha iniziato il cammino che unisce Padum (e lo Zanskar) con il villaggio di Lamayuru, tra Kargil e Leh.
Il trekking si è svolto per i sentieri che i locali utilizzano durante il periodo estivo e che collegano i piccoli villaggi incastonati in questa natura desertica, dai colori sui toni del giallo e del rosso, dove non esistono infrastrutture stradali.
Il punto più alto raggiunto durante il trekking è stato il Singi La a 5060 m. Il cammino si svolge ad un altitudine media di circa 4200 metri. Vi sono numerosi passi oltre i 4600m. Il campo più alto è stato efettuato a circa 4600 m. Il trekking è molto remunerativo. Il paesaggio sorprende per i colori del cielo, che durante il periodo estivo rimane terso e senza piogge, e i toni sul giallo-rosso del terreno, caratterizzato da pietre e guglie di stampo dolomitico in un ambiente che per dimensioni è fuori scale rispetto alle Alpi!
Per quanto mi riguarda ho sofferto l'altitudine solo il secondo giorno a Leh, dove ho avuto mal di testa e nausea. Durante il trek, salvo casi sporadici di alcune ore, il mal di montagna non si è fatto sentire. Ho tenuto sempre con me le pastiglie di Diamox che ho usato, in quantità placebo (mezza compressa al giorno, con una punta di una al giorno), durante i primi giorni. Alcuni miei compagni hanno invece sofferto l'altitudine nei giorni seguenti. Questo per dire che non vi è una regola fissa. Unica regola è quella di prestare attenzione ai sintomi. Bere tantissimo, Non sforzarsi i primi giorni e salire piano. Leggendo vari libri e parlando con varie persone, un corretto acclimatamento prevederebbe di salire di circa 400 m al giorno. Inoltre 30 giorni sono il termine minimo per poter considerare, con un adeguata sicurezza, che l'organismo si sia ben acclimatato e i globuli rossi siano in quantità adeguata all'altitudine di circa 4000m.

Ulteriore problema è l'acqua. Noi abbiamo utilizzato pompe katadyne e micropur classic e forte (la differenza tra il classic ed il forte risiede che il forte purifica anche dai virus, ma lascia uno sgradevole sapore di cloro nell'acqua). Il metodo è pratico e leggero e durante il trek ci ha permesso di non incorrere in alcun tipo di problematica intestinale.

Una serie di foto sono presenti al seguente indirizzo: http://picasaweb.google.com/marcosaraceno/India2007